Grumo Nevano, VERGARA “DIGNITÀ, MORALE, CHE FINE HANNO FATTO IN QUESTA TANGENTOPOLI GRUMESE?”

Di Antonio Vergara – Il Grumese. C’è un fatto, se vogliamo, ben più grave della pur gravissima prima presunta “tangentopoli” grumese: la mancata presa di posizione dei principali esponenti della maggioranza, del sostituto sindaco, del grande regista Lamanna, dei vari Chianese e Maisto i quali avevano sommariamente liquidato l’altra inchiesta e gli altri arresti come mero “fatto personale” e dunque non attinente e nemmeno lontanamente avvicinabile a loro e all’amministrazione in generale.

Come se fossero eterni spettatori di fatti che si svolgono a loro insaputa. Ebbene, questi signori avevano il dovere di presentarsi al cospetto dei grumesi per spiegare l’accaduto, convocare di proprio pugno – senza che lo facesse l’opposizione – un consiglio comunale urgente e lì dimettersi, visto che il sindaco titolare continua a giudicare come nuvola passeggera i suoi guai giudiziari protratti da oltre 7 mesi, senza contare i nuovi eclatanti sviluppi che sicuramente lo terranno lontano dal comune per un tempo indefinito.
Ci sono agli arresti domiciliari il sindaco, un ex sindaco, un dirigente, un dipendente comunale con compiti di sorveglianza, svariate ordinanze riguardano diverse persone tra addetti comunali e ditte appaltatrici. La giustizia stavolta ha colpito dalla testa ai piedi con un’inchiesta che prefigura un sistema corruttivo che permea tutti i gangli del comune.
Lungi il giustizialismo o i processi sommari, a tutti va concesso la presunzione d’innocenza soprattutto a vantaggio dell’onorabilità di una città e di un popolo mai prima d’ora sbattuti cosi in prima pagina. Emerge, tuttavia, una questione morale, di dignità e di coscienza politica. A differenza della giustizia, in politica le responsabilità sono anche oggettive, laddove lo spudorato egoismo, la vanità, la brama di poltrone, segnano un labile confine tra incapacità di prevenzione e controllo. Nessuno può tirarsene via. Non ora e non più.