Grumo Nevano. Daniele De Rosa e Gabriele Sarnataro “IL TEMPO DELL’AMORE VISSUTO IN ORATORIO ALLUNGA LA VITA” 

In un mondo in cui noi giovani siamo sempre più derisi dalla società, dove ognuno ci giudica negativamente etichettandoci come ragazzi di strada, che vogliono vivere senza avere rispetto dell’altro o per vivere senza regole, in un periodo storico dove da nord a sud Italia, nelle piccole e nelle grandi città, sta prendendo il sopravvento il filone delle “Baby Gang”, un fenomeno in forte espansione, caratterizzato da dinamiche aggressive legate alla movida, forte utilizzo dei social e un preoccupante abbassamento dell’età dei partecipanti, oggi ci sono ancora giovani che spendono il proprio tempo per “prendersi cura dell’altro”. È l’esperienza che anche quest’anno ha visto coinvolti oltre 130 (centotrenta) ragazzi e ragazze che in questo periodo di luglio, nonostante le temperature estive e le ondate di calore record a cui negli ultimi anni siamo soggetti, si sono messi in gioco per prendersi cura dell’altro, quando l’altro siamo in primis noi stessi, e tutti insieme di oltre 320 (trecentoventi) bambini, divisi in varie squadre, che per tre settimane hanno vissuto la quinta edizione dell’Oratorio Estivo. Prendersi cura dell’altro ci sprona a fare qualcosa per far sì che la nostra città possa divenire una “Città Giusta”, la “Città della pace e non della violenza”, pronta a prendersi cura delle ferite altrui per rimarginale. Ed è lo scopo dell’Oratorio Estivo, permettere a tutti i bambini partecipanti – molti di questi appartenenti a famiglie indigenti – di “ritrovare la speranza”, di “recuperare il sorriso”, di “vivere la gioia” all’interno della propria città. Anche loro hanno diritto alla vacanza, a vivere un’estate diversa dalle altre, dove lo stare insieme li aiuterà senz’altro ad allontanarsi dalla dipendenza dei videogames, dalla dipendenza della TV, per aiutarli a integrarsi nella società e a vivere con gli altri un’estate diversa dalle altre. Questo progetto dell’Oratorio Estivo ha coinvolto soprattutto noi ragazzi, che tra con “gioia” ci siamo resi disponibili a essere “animatori”, comprendendo che la nostra più grande missione era quella di prenderci cura dei bambini, per aiutarli a vivere le giornate tra momenti di preghiera, giochi di gruppo, bagno in piscina, partite di calcetto e altre attività proposte. È sta questa l’esperienza che ci ha permesso di toccare con le mani anche le ferite di questi bambini, che ci sono entrati nel cuore. Siamo partiti con l’intento di dare tanto ai bambini, ma alla fine ci siamo resi conto che sono stati loro a dare tanto a noi, perché sin da subito si è creata quella sinergia tra di noi così da divenire per loro punto di riferimento. Tra le tante esperienze, quella che senz’altro mi ha colpito particolarmente è la lezione di vita che ci ha dato una bambina che all’età di nove anni sta lottando contro il male del secolo. All’inizio eravamo tutti preoccupati, perché questa bambina si sentiva “isolata” dagli altri per la difficoltà relazione che lei stessa stava vivendo, ma alla fine la ricetta che ci ha permesso di abbattere ogni barriera è stata quella dell’amore: una carezza, un gioco, fare gruppo, cantare un coro di squadra, ci ha permesso di far vivere giornate indimenticabili a tutti loro, compreso a questa bambina che ci ha fatto comprendere la forza e la tenacia che aveva dentro di se, in quanto nemmeno la dura battaglia che sta affronta è riuscita a cancellare in lei il sorriso e la voglia di lottare. A volte noi ragazzi ci lamentiamo per cose futili, ma l’esperienza che da anni vivo come animatore in oratorio per me, così come anche per tutti gli altri animatori, è davvero una lezione di vita. Ogni anno desideriamo con ansia l’inizio dell’Oratorio, e per viverlo pienamente ci impegniamo a non avere debiti scolastici, così da dedicare tutto il nostro tempo a questi bambini così da permettere loro di vivere delle settimane davvero belle. Ogni nostro sforzo, ogni goccia di sudore, viene ripetutamente ripagata dalla loro felicità, dal vederli gioire per un goal fatto nel torneo e correre verso di noi animatori, pronti per abbracciarci e dedicarli il goal. Daniele DE ROSA , che da cinque anni vive quest’esperienza passando gradualmente da “concorde” ossia addetto ai giochi per poi divenire animatore, nella condivisione finale ha messo in risalto che l’Oratorio crea legami che durano nel tempo, e vedere i bambini felici ripaga ogni sforzo giornaliero e ci ricarica nonostante il caldo asfissiante. È questo quel seme di bene che ogni giorno dobbiamo seminare nel terreno del nostro territorio con la speranza che l’albero del bene possa crescere anche se c’è sempre quello che semina la zizzania e cerca di farci vedere solo il male: «L’esperienza dell’oratorio è senza dubbio una delle più belle, uniche e indimenticabili che si possano vivere. Come animatori, cerchiamo ogni giorno di dare il massimo: non solo negli aspetti pratici, come montare e smontare le strutture per le attività, ma soprattutto nell’impegno quotidiano per regalare un sorriso ai più piccoli. Il nostro obiettivo principale è far sì che i bambini si divertano e vivano un’estate speciale, lontana dai soliti schermi e videogiochi, ma ricca di momenti condivisi, risate e immancabili giochi d’acqua. Ormai per me l’oratorio è diventato una bellissima abitudine, una casa lontano da casa: sono già cinque anni che dedico le mie estati a questo percorso. In tutto questo tempo, la mia speranza più grande è che i bambini abbiano potuto percepire davvero tutta la gioia, l’allegria e l’entusiasmo che ho cercato di trasmettere loro. Tra i ricordi più preziosi e toccanti ci sono sicuramente quei momenti in cui, a fine giornata o alla fine dell’oratorio, i bambini ti corrono incontro semplicemente per abbracciarti, per dirti con sincerità che gli mancherai o persino per lasciarsi andare a qualche lacrima. Vedere la loro commozione da un lato mi spezza il cuore, ma dall’altro è la prova più sincera che siamo riusciti a lasciare un segno positivo nelle loro vite e che abbiamo svolto un buon lavoro. È proprio questa consapevolezza, unita all’affetto puro che si crea con ognuno di loro, la spinta che ogni anno mi motiva a tornare, mettendomi in gioco e donando tempo, sorrisi e spensieratezza». Tra i veterani ritroviamo Gabriele GRASSI, e così parla del suo desiderio di mettersi sempre in gioco: «La mia esperienza all’oratorio estivo dura ormai da cinque anni e nasce dal cammino che porto avanti in Azione Cattolica. Quest’anno ho avuto la possibilità di accompagnare i ragazzi della squadra Azzurro Sky, della terza fascia, dai 10 ai 12 anni. Quello che mi emoziona di più, ogni anno, è vedere la loro crescita. Alcuni di loro li ricordo ancora piccolissimi, mentre oggi li ritrovo cresciuti, con nuove responsabilità, nuove passioni e un modo diverso di relazionarsi con gli altri. È bello rendersi conto che, anche solo in piccola parte, si è potuto accompagnare il loro percorso. Ancora più significativo per me è ritrovare alcuni di questi ragazzi anche nel cammino dell’ACR, dove il sabato do una mano come animatore. Questo mi fa percepire un senso di continuità: non si tratta semplicemente di vivere insieme qualche settimana d’estate, ma di condividere con loro un percorso che continua nel tempo, anche nella crescita umana e spirituale. Non c’è un episodio particolare che mi abbia colpito più degli altri. Credo che, per me, sia proprio l’insieme di tanti piccoli momenti a rendere speciale questa esperienza: un loro sorriso, un gesto di affetto, il modo in cui vengono a cercarti o semplicemente la felicità di ritrovarsi dopo un anno. Vedere il loro affetto e sapere che, nonostante il tempo che passa, rimane qualcosa del legame costruito insieme, è una delle cose che mi spinge a continuare a donare il mio tempo all’oratorio» La testimonianza di Luca BARRETTA, ci permette di comprendere quant’amore riceviamoda questi ragazzi: « Vivere l’oratorio estivo nei panni di animatore è sempre un’esperienza di crescita personale che assume un valore inestimabile. Oltre a tutte le attività quotidiane, ciò che rende speciale questo percorso è la relazione che si instaura con gli altri ragazzi e, soprattutto, con i bambini, che sono capaci di trasmettere emozioni e momenti di gioia più di quanto si possa immaginare. La situazione che mi ha colpito in modo più profondo è stata la possibilità di relazionarmi con bambini con il tumore, con disabilità e con difficoltà, cercando e provando in ogni modo a strappare loro un sorriso. Tutto ciò è stato possibile anche grazie a Don Carmine, che ci spinge sempre di più a riflettere sul vero senso del nostro impegno: non solo organizzare momenti di svago, ma creare un ambiente sicuro e accogliente dove ciascuno possa sentirsi valorizzato e parte di una comunità». Serena SALVATI ha aggiunto: «È il quarto anno che scelgo di partecipare all’oratorio come animatrice e penso sia un’esperienza da provare almeno una volta perché cambia completamente il modo di relazionarsi con le persone e con i bimbi. Se dovessi raccontare un’esperienza in particolare, direi sicuramente che ciò che mi ha colpito quest’anno, è stato avere nella mia squadra diversi ragazzi con delle gravi difficoltà o malattie. Molto spesso ci viene chiesto cosa ci abbia spinto a partecipare ai vari incontri o a restare sotto il sole per tanto tempo e la risposta l’abbiamo sempre trovata nei sorrisi dei bambini. Ho avuto la possibilità di ascoltare le loro storie, la loro quotidianità e comprendere che per molti l’oratorio fosse l’unica vacanza, ed è questo che mi ha spinto a dare sempre il massimo. Ringrazio Don Carmine perché tutto ciò è stato possibile solo grazie a lui e per l’immensa disponibilità nei confronti di noi animatori e concorde». Nunzio PEZZELLA, che da due anni vive con gioia l’esperienza di animatore, sottolinea che per uscire dall’isolamento sociale basta poco e tutto diventa speciale, soprattutto per quei bambini che hanno paura di aprirsi per il loro carattere: «L’Oratorio estivo è stata un’esperienza bellissima e ricca di energia, dove ogni giorno si impara a guardare il mondo con la meraviglia dei bambini. Un momento che mi ha colpito molto è stato vedere un bambino, nei primi giorni davvero molto timido e isolato, trasformarsi completamente e unirsi a giocare con gli altri bambini». Infine ritroviamo la testimonianza di Gabriele Armando DE ROSA: « L’esperienza all’oratorio estivo è stata un percorso unico, fatto di tanta energia, pazienza e momenti di condivisione profonda che ti rimangono dentro. Un episodio che mi è rimasto particolarmente impresso è successo durante un pomeriggio. Una bambina ha avuto un momento di forte sconforto e ha iniziato a piangere disperatamente perché voleva il suo papà. Mi sono seduto accanto a lei per rassicurarla e le ho spiegato con che in quel momento il papà stava al lavoro, ma che appena finito sarebbe venuto a prenderla per tornare a casa. Capire la situazione l’ha tranquillizzata tantissimo ha asciugato le lacrime e poco dopo è tornata a giocare. Quando al pomeriggio il papà è arrivato davvero, vederla andargli incontro con il sorriso mi ha fatto capire quanto i bambini abbiano solo bisogno di sentirsi ascoltati e rassicurati». Quanto è valso donare il nostro tempo per l’Oratorio Estivo? Siamo certi che tutti noi ragazzi abbiamo ricevuto tanto più di quanto abbiamo donato. Siamo minorenni, ed è vero, e dopo un anno scolastico solitamente si pensa solo ad andare in vacanza e a divertirsi. Anche noi ci siamo divertiti, più di tutti, perché stare insieme è già una bella vittoria, e per divertirci non bisogna ricorrere all’uso di droga, alcool o alla violenza sfrenata, ma basta accarezzare un bambino, abbracciarlo, ascoltarlo e aiutarlo a integrarsi è la cosa più bella che ci sia. Siamo certi che il nostro è un seme e a volte si vede più la “zizzania” che il grano. Siamo certi che questo bene non sarà mai divulgato sui social come avviene quando si verifica un episodio di cronaca, perché quest’ultimo fa rumore, il nostro no, proprio come il famoso proverbio (spesso attribuito a Lao Tzu) “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce ”, che significa che le notizie brutte o i fatti negativi si notano subito. Oggi i ragazzi pensano che per diventare famosi o virali dobbiamo fare come un albero che cade, invece noi siamo consapevoli che anche se la foresta che cresce non fa rumore, nel cuore dei bambini resterà indelebile il bene che abbiamo donato e ricevuto. Un grazie va soprattutto a chi ogni giorno ci sprona a gettare con gratuità questo seme, perché il bene deve essere sempre seminato. Daniele De Rosa e Gabriele Sarnataro e gli animatori del Liceo scientifico Giordano Bruno di Grumo Nevano