Grumo Nevano, IL DEGRADO URBANISTICO, OVVERO MALEDETTI GEOMETRI di Raffaele Abbate

Era il  17 novembre 2009 quando su Facebook scrissi….

Un ripescaggio opportuno di facebook , sono passati sei anni e  la situazione è ancora di più peggiorata, con abusi edilizi a iosa, anche in alto loco , il che è tutto dire. Ed abbiamo ancora il vecchio piano regolatore a cui si è aggiunto un parere pro veritate che ha dato al stura ad edificazione di tetti di copertura che per uno strano miracolo diventano abitabili ed abbattimenti e ricostruzioni che altrettanto miracolosamente ingrandiscono superfici e cubatura 

In piazza Pio XII edificata su lato sinistro della piazza, v’era una sobria palazzina a due piani risalente alla fine del ‘700 che dopo aver ospitato, per molti anni prima il Municipio e poi la locale caserma dei Carabinieri, era stata abbandonata ad un rapido degrado per finire demolita agli inizio degli anni ’80 dopo un misterioso incendio.

Se ben rammento l’incendio fu vissuto da un gran parte dei cittadini ed amministratori dell’epoca come una gradita casualità che consentiva di liberarsi a buon mercato di un fabbricato ormai fatiscente e ritenuto indegno del centro di una moderna città (eravamo in pieno rampantismo). Approfittando dell’incendio si dispose un sollecito abbattimento e addio palazzina settecentesca. Incidentalmente con questo capolavoro scomparve completamente Via Diaz e nacque una Piazza Pio XII enorme e cementificata. Ma questo non è che uno dei tanti episodi passati di degrado urbanistico. Rammento all’inizio degli anni ’70: l’abbattimento di Palazzo Capecelatro. Era una costruzione di oltre quattrocento anni in muratura tufacea, a due piani, con ampia corte interna e due scale in piperno e marmo. Tale costruzione aveva ospitato dalla edificazione e per oltre duecento anni il cd Tribunale di Campagna, in esso venivano celebrati giudizi contro ladri e grassatori della zona. Alla fine dell’ottocento ed inizio novecento era degradata e decaduta. Ai proprietari non era parso vero accettare l’offerta di un costruttore rampante e grazie ad una distratta amministrazione locale ed un’altrettanto distratta Sovrintendenza al posto del palazzo fu costruito un parco. Tale termine, come tutti sanno, ha un duplice significato: ampio spiazzo recintato con alberi e prati e un complesso abitativo formato da più di costruzioni in cemento e multipiano. Il parco in questione è quello di secondo tipo. E non è finita: la distruzione dei pini di Aleppo che costeggiavano Via Rimembranza (davano fastidio al parcheggio), l’annientamento degli spazi verdi cittadini, la ristrutturazione del Centro Storico in un trionfo di alluminio anodizzato e di tetti spioventi stile Val Gardena, la sostituzione, nelle strade cittadine del vecchio e nobile “basolato” con il più moderno asfalto, la distruzione delle antiche case a corte sostituite da anonime villette in cemento armato. Ed ancora: i nuovi insediamenti periferici, in strade nuove larghe appena più di un vicolo, palazzoni senza un frammento di verde o di aree libere di parcheggio. Grumo negli ultimi quaranta anni è stati costruita da geometri e capomastri attenti solo a sfruttare gli spazi e con una particolare gusto per l’orrido urbanistico.

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