Ieri sera, intorno alle 20:00, mentre mi trovavo in uno dei pochi esercizi aperti a Grumo, non ho potuto fare a meno di riflettere. A poca distanza da noi esiste una comunità viva, attiva, capace di creare occasioni di socialità e partecipazione. Nel frattempo, altrove, anche realtà molto più piccole della nostra hanno celebrato l’accensione dell’albero di Natale, accompagnandola con iniziative di aggregazione e momenti di condivisione.
Di fronte a questo confronto, è inevitabile chiedersi perché la nostra comunità rimanga bloccata in discussioni su chi debba realizzare cosa e su come debba essere fatto. Questo immobilismo, che ritengo inaccettabile, richiede un serio momento di autocritica e di responsabilità.
Ciò che provo oggi, prima ancora che da amministratore, è un profondo disagio da cittadino. Avverto un crescente senso di sconforto e rassegnazione nella popolazione: una comunità che si sente stanca, trascurata e distante dalle scelte amministrative che dovrebbe invece percepire come proprie.
A mio avviso, l’assenza di una visione condivisa, di una programmazione coerente e di una reale attenzione al tessuto sociale sta generando un progressivo allontanamento dei cittadini dalla vita pubblica. È un fenomeno che non possiamo ignorare.
Desidero esprimere anche un pensiero ai colleghi consiglieri di maggioranza, chiamati ogni giorno a confrontarsi con osservazioni e critiche legittime da parte delle stesse persone che hanno riposto in loro fiducia e consenso. Svolgere un ruolo istituzionale significa assumersi la responsabilità di ascoltare, riflettere e, quando necessario, correggere la rotta.
Per il bene della comunità, è doveroso che ciascuno di noi compia una valutazione seria e onesta sul proprio operato. La dignità e il futuro del nostro paese

