SANT’ANTIMO, SFOLLATI NIENTE PIU’ ALBERGO. SITUAZIONE DI ESTREMO DISAGIO

FONTE IL MATTINO di Nella Capasso
Sant’Antimo. A partire da oggi 6 famiglie, coinvolte nel crollo di un palazzo in via Giannangeli, nel centro storico, non saranno più ospitate in albergo a spese del comune. All’indomani del sinistro, il 3 novembre, assieme ad altri nuclei familiari allontanati in via precauzionale, erano state sistemate presso strutture alberghiere della zona.

Attualmente, all’hotel Sole di Aversa ed all’albergo Olimpia di S.Antimo restano tre famiglie le cui abitazioni sono nell’area del crollo e le tre che hanno perso la casa. Il comune non ha più fondi per sostenere i costi delle strutture alberghiere.
«Massima solidarietà per le famiglie coinvolte. Abbiamo per già tre volte distratto fondi del bilancio destinati ad altre attività, compreso il mio stipendio – dichiara il sindaco, Aurelio Russo – si tratta di un evento che ha riguardato abitazioni private, le cui cause non sono state ancora rese note dall’inchiesta della magistratura, abbiamo già operato oltre le nostre competenze».
Le famiglie coinvolte stanno manifestando contro questa decisione, di cui sono venuti a conoscenza ad inizio della scorsa settimana, chiamando a raccolta «le forze di opposizione consiliare, la Chiesa, il mondo del volontariato per opporsi alla prospettiva di andare per strada».
Gli sfollati chiedono delle abitazioni per sostenere momentaneamente il disagio dell’attesa del rientro nelle loro case, mentre i proprietari degli appartamenti interessati dal crollo chiedono che il comune conceda loro, in maniera definitiva, abitazioni del pari valore di quelle crollate. «Siamo stati illusi ed abbandonati» fa sapere Rosa, che mostra gli effetti del disagio sull’ anziana madre, cardiopatica che, ad inizio della scorsa settimana, ha avuto un malore ed è stata ricoverata in ospedale.
Mario ha tre figli, il più piccolo ha poco più di un anno: «Non abbiamo idea di dove andare, da oggi. Il crollo ha portato via i nostri sacrifici, dovremo pagare il mutuo, ma non abbiamo più una casa». Disperazione anche nelle parole di Antonella Cotugno, i genitori, ultrasettantenni avevano acquistato l’abitazione crollata da due anni, insieme ai due fratelli. «Papà ha diversi problemi fisici, questa situazione lo ha destabilizzato e si sente privato della sua dignità».
La richiesta di abitazioni nasce dalla certezza degli sfollati che le responsabilità del crollo siano da attribuire all’ente pubblico. «Qualche settimana fa il sindaco aveva mostrato sui social una perdita dell’acquedotto, riteniamo che sia questa la motivazione del crollo».
Sulla perdita il sindaco, che si attribuisce con i tecnici comunali il merito di averla individuata, sottolinea che «è a tre metri di profondità ed a venti di distanza dall’area del crollo, non ne può essere la causa. Abbiamo controllato la rete fognaria e non abbiamo rinvenuto alcun problema». Sulle responsabilità del crollo ancora nulla di ufficiale. Subito dopo l’evento la procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli nord aveva disposto il sequestro dall’area prevedendo, poi, per il 21 novembre, l’abbattimento del fabbricato. Lo stabile, però è ancora in piedi perché una delle famiglie coinvolte ha nominato dei periti di parte, che stanno conducendo indagini parallele a quella della magistratura. «Se avessimo seguito le indicazioni della magistratura saremmo già a buon punto – fa notare il sindaco – la demolizione non copre le responsabilità e ci consente di iniziare a mettere in sicurezza l’area».
Gli sfollati, però, intendono attendere un pronunciamento definitivo delle parti in causa, per evitare che il costo della demolizione sia addebitato a loro. Ma cosa accadrà nell’immediato? «Si è rimessa in moto la macchina della solidarietà, alcuni consiglieri comunali stanno promuovendo raccolte fondi per sostenere i costi delle strutture alberghiere – fa sapere il sindaco».

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