Grumo Nevano, ARRESTI SINDACO “Se non si dimettono perchè non possono, forte il sospetto di un qualcosa che li tiene prigionieri”

La conferma degli arresti domiciliari del sindaco Pietro Chiacchio è un fatto abbastanza grave e non può non indurre ad una approfondita analisi etica, politica e amministrativa.

Se le vicende di natura giudiziaria hanno segnato negativamente l’attuale esperienza del governo cittadino, quelle di natura amministrativa hanno evidenziato un sempre più crescendo immobilismo e l’incapacità nel produrre azioni degne di una corretta, sana e trasparente amministrazione. Nulla è stato realizzato in 30 mesi di mal governo caratterizzati soltanto dalle note vicende giudiziarie, sin dalle prime battute. Un fallimento oggettivo, a vista d’occhio che non può essere ignorato. Oggi siamo saliti agli “onori” della cronaca nazionale per fatti mai accaduti prima. Arresti, avvisi di garanzia, ipotesi di corruzione, truffa, tangenti. La Grumo Nevano di Domenico Cirillo e di altri uomini illustri figli della nostra città, affermati nel mondo nelle varie arti, discipline e professioni, è stata ferita nella sua storia politica e amministrativa, e di tutto ciò, ai consiglieri comunali di maggioranza, sembra non interessare più di tanto.  Indifferenza e mancanza di rispetto per la città non può che generare in tutti noi, un più che sospetto alone di complicità politica da parte di essi per qualcosa di cui ipotizziamo ma al momento non conosciamo. Sospetto, permetteteci, che appare legittimo alla luce di tale indifferenza e comportamento irrispettoso verso gli elettori. Un qualcosa che  li tiene prigionieri e ci fa pensare che non possono dimettersi, altro non si spiega. Vorrebbero ma non possono, è la sintesi che i grumesi ne hanno tratto dai loro comportamenti, apparentemente disinteressati. In molti dicono non si dimettono per fare un dispetto alla minoranza, senza comprendere che rimanendo dove sono, gli stanno facendo un favore enorme e solo danni all’immagine della città e alle probabilità che al sindaco gli vengano revocati gli arresti domiciliari. Se non capiscono neppure questo fatti loro. Il bene alla città con un sindaco arrestato e un facente funzioni non eletto dal popolo, con funzionari interdetti e le gravissime indagini in corso che tirano in ballo appalti e servizi, non si difende calpestando la sovranità popolare andando avanti con l’assenza di chi, come il sindaco agli arresti, attraverso il voto è il solo ad averne diritto a guidare l’esecutivo, ma bensì eliminando dal campo ogni sospetto, ogni dubbio, ogni pericolo, ogni ostacolo che possa penalizzare il popolo grumese – oggi mortificato – certamente non rimanendo incollati alle poltrone per effettuare  fughe in avanti per privatizzare i tributi o attendere chissà cosa, quella cosa che ripetiamo oggi non conosciamo, pur consapevoli di venirne a conoscenza probabilmente dalle future cronache. Per il bene del popolo grumese, di voi stessi, dimettetevi.

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