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TANGENTI A PERCENTUALE SUGLI STATI DI AVANZAMENTO LAVORI “UN VERO SISTEMA”

Tangenti per i lavori: cinque arresti e sequestri «Era un vero sistema» Di Napoli: «Imprenditore avvicinato. Ora altri approfondimenti. Il procuratore Marco Di Napoli durante la conferenza stampa

L’ombra delle mazzette sugli appalti per i lavori Enel a Cerano è ora una certezza. Riscuotere tangenti in cambio di informazioni riservate su come partecipare alle procedure e delle certificazioni di avanzamento lavori “vendute” per 2mila euro ciascuna, è un “sistema” rodato.

A tutti, anche all’imprenditore, viene contestata la corruzione continuata per atti contrari ai doveri d’ufficio, i metodi che sarebbero stati utilizzati e degli importi versati di volta in volta, in denaro o sotto forma di “regali”. All’imprenditore sarebbero state fornite (da Depunzio) informazioni importanti per potersi aggiudicare le gare. Tra queste il suggerimento di presentare l’offerta all’ultimo minuto. Lavori pagati sulla base di una sovrafatturazione. Il “surplus” sarebbe quindi stato versato quale mazzetta a singole persone in cambio delle certificazioni sullo stato di avanzamento dei lavori (garantiti dagli altri indagati). A quanto stimato dai finanzieri, comandati dal colonnello Tiziano Lagrua, la quota “in nero” versata ai dipendenti Enel ammonterebbe in media al 10 per cento per ogni appalto. I.C. avrebbe incassato un totale di 14mila euro, rispetto a una procedura da 266mila euro per la costruzione di un muro anti-esondazioni vicino al nastro trasportatore. G. e T. avrebbero percepito rispettivamente, in più tranche, 22mila e 9.750 euro, una Peugeot 308 e lavori eseguiti presso la propria abitazione. Per A.P. il totale è di 29mila euro in contanti e assegno circolare, oltre a un iPhone. Per D.F. 154mila euro, inclusi i 12mila euro interamente spesi accreditati su una carta di credito collegata direttamente al conto di P.G.. E poi mobili per la propria abitazione e lavori di falegnameria per fini privati. I sequestri  I provvedimenti sono stati emessi a carico di tutti gli arrestati. «Abbiamo avuto la sensazione che si trattasse di un sistema» ha spiegato il procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Di Napoli. «L’imprenditore – ha aggiunto – non ha preso l’iniziativa di pagare le tangenti, è stato avvicinato. Sono quindi necessari approfondimenti su altre ditte e su altri funzionari. È logico pensare che ci siano altre persone che hanno partecipato a questo sistema». «Enel – ha anche detto – ha denunciato e ha fornito documentazione che ci ha dato riscontro della falsità delle certificazione dello stato di avanzamento dei lavori».

fonte www.pressreader.com

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